Il disturbo evitante di personalità è una patologia che ultimamente riscontro spesso nel mio lavoro clinico. L’evitante, in genere è una persona particolarmente sensibile che vive all’interno del suo guscio solitario per paura di essere giudicata, presa in giro o rifiutata, al punto che il suo bisogno di fuggire e la sua incapacità di gestire le proprie ansie ha un peso talmente grande che finisce per costruire i muri della propria fortezza dove va a rifugiarsi.
D’altra parte, l’attuale DSM-V definisce la personalità elusiva come una forma di ansia sociale dove la stima di sé è talmente bassa che la persona perde completamente la sua funzione sociale in quanto arriva a preferire l’isolamento.
Tuttavia, la situazione di questi pazienti è completamente egodistonica, ovvero, le persone con un disturbo evitante di personalità vorrebbero fortemente avere delle relazioni affettive ed amicali e sanno perfettamente che cosa dovrebbero fare per migliorare la propria situazione, ma il semplice fatto di affrontare le loro paure e i loro pensieri provoca così tanta ansia che preferiscono inventare delle scuse e procrastinare.
Si potrebbe controbattere che si tratta solo di un po’ di timidezza. In realtà, sebbene la timidezza e la fobia sociale hanno degli elementi in comune, normalmente la manifestazione dei sintomi della timidezza è molto meno eccessiva.
In entrambi i casi vengono sentite le stesse cose: desiderio di fuga, timore, nervosismo, ecc. Quando si tratta di una personalità evitante e socialmente fobica, però, questi sintomi sono così forti che fanno sì che la persona eviti di esporsi alle situazioni temute. Una persona timida, invece, può sentirsi a disagio, ma questo non le impedisce di esporsi senza che ciò causi danni alla sua salute. Diciamo che la principale differenza tra timidezza e il disturbo evitante/fobico sta nella magnitudine dei sintomi nel momento in cui il soggetto si espone ad una situazione che teme.
Caratteristiche delle persone con il disturbo evitante di personalità
• Sensazione di essere sempre rifiutati, criticati e ridicolizzati in molte situazioni.
• Elevata auto-critica, vedono loro stessi come persone incompetenti in qualsiasi contesto. Di solito ripetono a se stessi che si sentono “estranei” e “sbagliati”.
• Sono soliti presentare un’elevata disforia, vale a dire conciliano la tristezza e l’ansia.
• Presentano convinzioni di sé e degli altri disfunzionali, quali: “È meglio non fare niente, piuttosto che provare qualcosa e sbagliare”. “Le persone di questo mondo sono sempre critiche, provano piacere nell’umiliare gli altri e sono indifferenti alle necessità altrui”
• Oltre al rifiuto sociale, praticano anche il rifiuto cognitivo, quello comportamentale e quello emozionale. Meglio non pensare, non fare niente e non gestire le mie emozioni perché in questo modo non devo far fronte a quello che mi fa tanta paura e che io stesso sto favorendo.
• Questi comportamenti a loro volta intensificano il ciclo che alimenta l’ansia. In questo modo, a poco a poco, per proteggersi da tanta emozione negativa, queste persone scelgono l’isolamento e rischiano di rimanere realmente sole al mondo, cosa che loro temono profondamente.
La terapia cognitiva come possibile trattamento del DEP
La terapia cognitiva nei casi di disturbo evitante di personalità, e la “compagna” fobia sociale con la quale va a braccetto, si può dimostrare particolarmente utile.
C’è da dire che la relazione terapeutica con la persona che soffre di un disturbo ansioso evitante è in molti casi lunga e infruttuosa per vari motivi. Il primo consiste nel fatto che il paziente non riserva fiducia nel professionista, poiché crede che sarà rifiutato anche dal terapeuta per via dei suoi pensieri, delle sue idee e dei suoi bisogni. Nel momento in cui lo psicoterapeuta riesce a ottenere la fiducia del paziente e costruisce con lui un legame forte, possono vedersi dei miglioramenti.
Il terapeuta lavorerà con il paziente per raggiungere molteplici obiettivi tra cui: lavorare sui suoi pensieri automatici e sulle sue distorsioni cognitive, potenziare le social skills (abilità sociali) che possono aiutarlo nel suo quotidiano, migliorare l’immagine che ha di se stesso.